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Le divinità


La religione romana è una questione pubblica: onorare gli dei è per un cittadino romano un dovere per garantire la salute e la prosperità dello Stato. Con l’impero, accanto agli dei della tradizione, inizia il culto del Principe che spesso riceve onori divini non solo dopo la morte ma già durante la vita. Vengono costituiti collegi sacerdotali, composti per lo più da personaggi di rango, il cui compito è proprio quello di occuparsi delle cerimonie dedicate all’imperatore.
Accanto alla religione di Stato proliferano poi culti più intimi, legati alla sfera privata. Da una parte quelli più antichi, con piccoli altari domestici in cui venivano conservate statuette in bronzo raffiguranti i Lari, le divinità che proteggevano la casa e i suoi abitanti. Dall’altra quelli più recenti introdotti grazie ai commerci con le città del Mediterraneo e dell’Asia Minore; in particolare quelli dedicati alle divinità egizie che, per essere più facilmente accettate, venivano connesse a quelle tradizionali (vedi l’assimilazione tra Iside e Giunone).

Masterpieces

Statua di Iside

Provenienza sconosciuta
Marmo inizio II sec. d.C.

La statua di marmo pregiato, di dimensioni minori del naturale, di alta qualità, manca della testa, del braccio destro e della mano sinistra. Secondo i modelli ellenistici, indossa una tunica (chiton) così leggera da essere trasparente, rivelando le forme sensuali dell’addome, stretta da una cordicella allacciata sotto il seno. Sopra di essa un mantello (himation) che scivola morbido a coprirle le gambe. Le ridotte dimensioni fanno pensare che fosse un’immagine sacra venerata in privato più che in un santuario importante, come si è ipotizzato anche per una statua molto simile rinvenuta nel 1948 nelle adiacenze del Duomo di Fano e oggi conservata nel Museo Archeologico della medesima città. Della nostra non conosciamo la provenienza. Giulio Gabrielli, all’epoca direttore del Museo di Ascoli, ci racconta che essa fu donata nel 1867 dai fratelli Domenico e Giuseppe Giosafatti, eredi della celebre famiglia di scultori ascolani.

 

Stele Telonii

Ascoli Piceno – Ponte di Cecco
Travertino metà I sec. d.C.

La stele fu trovata tra i blocchi riutilizzati per un antico restauro del Ponte di Cecco, il ponte su cui la via Salaria usciva dalla città di Ascoli in direzione est.
Era stata posta all’interno della guardiola medievale del ponte ma lì era stata pesantemente imbrattata con vernice spray. Per evitare altri danni, fu spostata nel museo all’inizio del Duemila.
Nella prima esposizione si pensò di lasciare le scritte a vernice spray per sensibilizzare i visitatori sullo scarso rispetto per il patrimonio culturale; nella nuova esposizione la stele è stata pulita ma una foto testimonia lo stato precedente.
Si tratta di un monumento funebre di una ricca famiglia di liberti, i Telonii.

A commissionare la costruzione del monumento funebre fu Telonia Atalanta che lo fece fare per sé, per suo marito Diceo, per sua figlia Sabina e per suo fratello Meleagro.
I due uomini furono sacerdoti del culto imperiale; celebravano i riti in onore dell’imperatore per aumentarne il consenso popolare. Una singolarità si nota nella carica: il sacerdozio è in onore di Augusto e di Tiberio. Quest’ultimo imperatore non fu mai divinizzato; tributargli onori sacri fu quindi un’iniziativa della città di Ascoli, forse legata a Tiberio da vincoli di gratitudine che non conosciamo.

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