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La romanizzazione


Non ancora Romani ma non più Piceni; questa frase potrebbe sintetizzare il periodo tra IV e III secolo a.C.. In un territorio ancora legato alla tradizione, testimoniata dalle tipiche olle picene con le piccole prese vicine all’orlo, si fanno strada nuove mode legate ai contatti con la zona tirrenica. L’alta valle del fiume Tronto, infatti, fin dall’età del Bronzo (2300 – 1000 a.C.) è un percorso privilegiato di comunicazione tra i due versanti dell’Appennino. Ceramiche prodotte nell’area alto adriatica, in quella della Puglia settentrionale e in quella laziale fanno la loro comparsa. Le prime testimonianze dell’alfabeto latino su frammenti di ceramica che presentano lettere incise, sono probabilmente legate al culto ancora tutto piceno della dea Ancharia.
I rapporti tra i Piceni e i Romani sono mutevoli; ad alleanze militari per combattere nemici comuni (Sanniti e Galli Senoni) si contrappongono scontri violenti che culminano nella guerra sociale (91-88 a.C.) nella quale Ascoli e gli altri alleati italici (i socii, da cui deriva il nome della guerra) vengono sconfitti e inseriti definitivamente nell’organizzazione politica dello Stato romano.

Master pieces

Rilievo dei frombolieri

Provenienza sconosciuta
Pietra calcarea I sec. a.C.

La lastra raffigura cinque personaggi identificabili come funditores o frombolieri. Questi costituivano un reparto specializzato dell’esercito romano (ma anche degli eserciti italici), addetto al lancio di proiettili tramite le fundae o fionde.
I cinque uomini vestono solo un sublicaculum (una sorta di perizoma) allacciato con un cinturone i cui lembi pendono al centro. Nella mano destra stringono la sottile striscia di cuoio o di stoffa che costituiva la fionda; nella mano sinistra reggono un oggetto dalla forma sferica interpretato come una ghianda missile. Queste erano dei proiettili di piombo dalla forma affusolata; in alcuni casi presentano delle iscrizioni impresse, con il nome delle legioni o con offese dirette al nemico. Tali armi furono usate in maniera massiccia sia durante la guerra sociale sia durante le guerre civili, nel corso del I secolo a.C.
Tre dei personaggi ritratti sono fermi, in piedi, in posa frontale; due, quello al centro e quello a destra, sono colti in movimento. La resa risulta abbastanza semplificata, tipica del gusto “italico”, maggiormente interessato alla immediatezza del messaggio piuttosto che al naturalismo.
Tracce di colore rosso sono ancora visibili sullo sfondo.
Il rilievo potrebbe essere pertinente ad un monumento celebrativo o funerario ma appare certamente connesso con i fatti della guerra sociale.

 
 

Miliario

Ascoli Piceno – Valle Fiorana
Travertino II sec. a.C.

Un segnale stradale a forma di tronco di cono su una base parallelepipeda. Così si presenta il miliario comunemente detto “di Porchiano”, dal nome della località più vicina al punto in cui è stato rinvenuto. Si trovava addossato alla parete di una cadente casa colonica da dove fu trasferito nel museo nel 2009 grazie alla sinergia tra la Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche, la delegazione ascolana del FAI e alcuni caparbi insegnanti dei licei cittadini.
Il miliario documenta l’apertura (o la sistemazione) di una strada che dalla valle del Tronto si addentrava in direzione nord, attraversando un tratto del territorio settentrionale di Ascoli, in modo da permettere un miglior collegamento con la colonia romana di Firmum o con il Piceno meridionale interno.
Presenta un’iscrizione, al momento la più antica trovata in territorio ascolano, su tre righe sovrapposte. In essa compare il nome di Cneo Stazio, identificato come prefetto, e il numero 3, che indica la distanza in miglia tra il luogo di rinvenimento e Ascoli.
La presenza di un magistrato romano (il prefetto) in una città in questo periodo ancora autonoma, ha fatto pensare ad un’ingerenza di Roma in un territorio indipendente. Un’altra ipotesi presenta, invece, l’intervento come esecuzione di un progetto comune elaborato nel quadro di un’intesa fra Roma e la comunità alleata di Asculum.

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