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Gli usi funerari


La morte come occasione per rendere eterno il ricordo delle azioni compiute in vita. Questo il senso delle numerose iscrizioni funerarie che ripercorrono le tappe del cursus honorum, la carriera politica dei cittadini romani. Esse potevano essere incise su piccoli cippi o su monumenti più elaborati quali le stele con il ritratto del defunto o addirittura su edifici sepolcrali decorati con statue, come quella rappresentante un cittadino vestito con la toga. I cimiteri erano posti, per ragioni religiose e sanitarie, al di fuori della città, lungo le vie di accesso; i più grandi finora rinvenuti si trovano, infatti, a nord, nell’attuale quartiere di Campo Parignano e a ovest, fuori dalla Porta Gemina o Romana.
Gi usi funerari prevedevano, a seconda del periodo storico, l’inumazione o l’incinerazione. A questo ultimo rito funerario, destinati ad accogliere le ceneri del defunto, appartengono i due cinerari esposti dall’elegante fattura.

Masterpieces

Meridiana

Falerone (FM) – località Piane
Travertino – inizio I sec. d.C.

Rinvenuta negli scavi dell’antica città romana di Falerio Picenus negli anni ’50 del Novecento, è un orologio solare ad hemicyclium, costituito cioè da un parallelepipedo nel quale era scavata una parte concava, l’emiciclo appunto. Questo è suddiviso in 12 parti da 11 linee incise che si dipartono dal punto centrale in alto, dove era collocato lo gnomone cioè un’asta orizzontale, direzionata a sud, la cui ombra proiettata sul quadrante, indicava l’ora. Le undici linee sono attraversate da altre tre linee incise che indicano i solstizi e l’equinozio.

Il giorno e la notte erano divisi in 12 intervalli ciascuno. Dal momento che la durata delle ore di luce muta in base alle stagioni, le dodici ore del giorno potevano essere più lunghe o più corte delle dodici della notte. In estate, ad esempio, le ore diurne duravano più di quelle notturne, mentre in inverno accadeva il contrario. Gli orologi solari indicano, quindi, il tempo definito dalla rotazione terrestre. Inoltre, poiché il cammino apparente del sole varia con la latitudine, l’ora cambiava da città a città; era necessario, pertanto, che ogni meridiana fosse progettata in base al luogo in cui doveva essere posizionata e che dovesse essere correttamente orientata per indicare con precisione l’ora.

 
 
 

Urna cineraria

Monteprandone (AP) – località Centobuchi
Travertino – fine I sec. d.C.

Diffuse soprattutto nel territorio delle Marche centromeridionali, le urne ossuario sono tra i monumenti funerari meglio conosciuti. Questa fu ritrovata nell’Ottocento nel territorio della città romana di Castrum Truentinum costruita alla foce del fiume Tronto.

È un contenitore di forma cilindrica, chiuso da un coperchio conico, che doveva contenere le ceneri e le ossa (proprio come dice l’iscrizione incisa) di un bimbo morto all’età di 3 anni. Il suo nome, Teopompo, e quello dei suoi genitori, Teopompo e Attice, sono di origine greca e ciò fa pensare che essi fossero schiavi o liberti, appartenenti però ad una fascia privilegiata di servitori istruiti, spesso utilizzati come insegnanti, medici o funzionari pubblici.

L’urna è decorata con una ghirlanda di boccioli di fiori annodata con foglie di quercia, uno schema ornamentale tipico della propaganda augustea che utilizzava spesso motivi naturalistici.
Il coperchio a calotta è rivestito di foglie di acanto disposte a raggera.
Si tratta di un prodotto di officine locali in cui sono evidenti gli influssi dall’Italia settentrionale e dall’area adriatica nord-orientale.

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